Sindrome di Sjögren: Guida Completa alla Comprensione e Gestione

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La Sindrome di Sjögren, una condizione autoimmune cronica, rappresenta una sfida significativa per la salute, manifestandosi con sintomi quali secchezza oculare e orale persistente, stanchezza cronica e dolori muscolari. Questa patologia, che incide profondamente sulla qualità della vita, è stata approfondita dal Professor Lorenzo Dagna, primario presso l'Unità di Immunologia, Reumatologia, Allergologia e Malattie Rare dell'IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, nonché Professore Associato di Medicina Interna all'Università Vita-Salute San Raffaele. Il suo contributo è fondamentale per comprendere le sue complessità, le metodologie diagnostiche e le opzioni terapeutiche disponibili.

Sindrome di Sjögren: Approfondimenti Clinici e Terapeutici

La Sindrome di Sjögren è una malattia autoimmune in cui il sistema immunitario attacca erroneamente le ghiandole esocrine del corpo, come quelle che producono lacrime e saliva, causando un'infiammazione cronica che ne compromette progressivamente la funzione. Questo processo infiammatorio porta a una riduzione delle secrezioni, manifestandosi principalmente con secchezza agli occhi, alla bocca, alla pelle e nelle zone genitali. Possono insorgere anche disturbi digestivi dovuti alla scarsa produzione di enzimi pancreatici e secrezioni intestinali. Oltre alla secchezza, i pazienti spesso sperimentano stanchezza persistente, dolori muscolari e affaticamento, sintomi comuni nelle malattie infiammatorie croniche.

La sintomatologia varia da individuo a individuo; la stanchezza è spesso il primo segnale, sebbene sia aspecifica e difficilmente riconducibile inizialmente a una malattia autoimmune. La secchezza oculare è un sintomo più distintivo, ma anch'essa può essere confusa con condizioni meno gravi, come l'affaticamento visivo. Le piccole ghiandole lacrimali sono più vulnerabili all'infiammazione rispetto alle ghiandole salivari più grandi, motivo per cui la secchezza oculare precede solitamente quella orale.

La sindrome può presentarsi in forma primaria o secondaria, associata ad altre malattie autoimmuni come l'artrite reumatoide o il lupus sistemico. La diagnosi si basa su un'accurata anamnesi dei sintomi, esami del sangue per rilevare infiammazione e specifici autoanticorpi, ed esami strumentali. Tra questi, la visita oculistica con il test di Schirmer valuta la produzione lacrimale, mentre la misurazione della saliva o la scintigrafia salivare quantificano la funzione delle ghiandole salivari. L'ecografia delle ghiandole salivari maggiori e, in alcuni casi, una biopsia di una ghiandola salivare minore possono fornire ulteriori conferme. È essenziale escludere altre cause di secchezza, come infezioni da epatite B, epatite C o HIV.

Il principale fattore di rischio è il sesso femminile, con una prevalenza significativamente maggiore nelle donne (80-90% dei casi), spesso con esordio tra i 40 e i 50 anni, talvolta dopo la menopausa. Questo è attribuito all'influenza degli ormoni sessuali femminili sul sistema immunitario, che può renderlo più incline all'autoimmunità. In Italia, si stima che la malattia colpisca circa 0,5-1 persona ogni 1.000, e solo una minoranza delle persone con occhio secco ha effettivamente la Sindrome di Sjögren.

Le terapie attuali si dividono in sostitutive e di fondo. La terapia sostitutiva mira a compensare le secrezioni mancanti: l'uso frequente di lacrime artificiali è cruciale per alleviare la secchezza oculare e prevenire danni corneali. Per la secchezza orale, è fondamentale bere spesso e mantenere un'igiene orale scrupolosa con spazzolamento dopo i pasti e uso di collutori e prodotti al fluoro. Creme e trattamenti locali sono indicati per la secchezza cutanea e genitale. Sebbene esistano farmaci che stimolano le secrezioni esocrine, sono spesso poco tollerati a causa di effetti collaterali come la sudorazione eccessiva. La terapia di fondo più comune è l'idrossiclorochina, un farmaco con un buon profilo di sicurezza che aiuta a controllare l'infiammazione. Sono in corso numerosi studi clinici, inclusi quelli presso il San Raffaele, per sviluppare farmaci specifici per la Sindrome di Sjögren. Attualmente, le terapie esistenti permettono di controllare efficacemente sintomi infiammatori come stanchezza e dolori articolari, sebbene sia più difficile ripristinare completamente i danni da secchezza. La qualità della vita, sebbene influenzata da una malattia cronica, può essere accettabile con una gestione appropriata e cure costanti. Tuttavia, in una piccola percentuale di pazienti possono verificarsi complicanze gravi come l'interessamento polmonare o proliferazioni linfocitarie anomale, richiedendo interventi terapeutici più intensivi.

La sindrome di Sjögren è una condizione complessa che richiede un'attenzione costante e una comprensione approfondita. L'importanza di una diagnosi precoce e di un trattamento personalizzato non può essere sottolineata abbastanza. L'impegno nella ricerca scientifica per sviluppare nuove terapie mirate è un faro di speranza per migliorare ulteriormente la vita di chi convive con questa patologia. È fondamentale che pazienti e operatori sanitari collaborino strettamente per una gestione efficace della malattia, promuovendo una maggiore consapevolezza e riducendo l'impatto di questa condizione sulla quotidianità.

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