La recente competizione sprint a tecnica classica, svoltasi in Val di Fiemme nell'ambito del Tour de Ski, ha scatenato un vivace confronto tra gli atleti, in particolare tra quelli norvegesi. Il percorso, che funger\u00e0 da banco di prova per le imminenti Olimpiadi, \u00e8 stato oggetto di discussioni accese a causa della sua lunghezza e complessit\u00e0, caratteristiche che lo distinguono dai tradizionali tracciati sprint della Coppa del Mondo. Tale novit\u00e0 ha generato malcontento, specialmente tra le sciatrici.
Heidi Weng, eliminata nelle fasi iniziali della gara, ha espresso il suo disaccordo riguardo all'eccessiva estensione del percorso. Intervistata dai media norvegesi, la Weng ha suggerito che, se la distanza dovesse essere ridotta per le atlete, una modifica analoga dovrebbe essere applicata anche per gli uomini, al fine di mantenere l'equit\u00e0 nelle competizioni. Questo evidenzia una preoccupazione diffusa sulla disparit\u00e0 di trattamento tra le categorie maschile e femminile e sull'adeguatezza del tracciato alle specifiche esigenze di una gara sprint.
Un dato particolarmente significativo emerso \u00e8 il divario temporale rispetto ad altre sprint del circuito maggiore: il percorso della Val di Fiemme ha richiesto quasi un minuto in pi\u00f9 rispetto a quello di Ruka. Questa differenza ha spinto diverse atlete, tra cui Ingrid Bergene Aabrekk, a criticare apertamente la scelta del tracciato, definendola "assurda" e sottolineando come una sprint di quattro minuti sia inusuale persino nelle competizioni nazionali norvegesi. Queste dichiarazioni riflettono un disagio generale per una concezione del format sprint che si allontana dalle consuetudini.
Gi\u00e0 in precedenza, anche Johannes H\u00f8sflot Kl\u00e6bo aveva manifestato le difficolt\u00e0 strategiche imposte dal tracciato, evidenziandone la complessit\u00e0 tattica. Secondo Kl\u00e6bo, il percorso non favorisce necessariamente chi assume subito il comando della gara, bens\u00ec permette rimonte inattese anche da posizioni svantaggiate. Questa caratteristica, se da un lato aumenta l'imprevedibilit\u00e0 della gara, dall'altro complica la gestione tattica per gli atleti.
Non tutti per\u00f2 condividono una visione negativa. Ebba Andersson, ad esempio, ha offerto una prospettiva differente, sottolineando il valore formativo del tracciato. A suo avviso, un percorso cos\u00ec impegnativo rappresenta un'opportunit\u00e0 preziosa per gli atleti norvegesi di affinare le abilit\u00e0 richieste da un tracciato di tale natura. Il suo compagno di squadra, Edvin Anger, ha rafforzato questa posizione, difendendo la scelta dei progettisti e affermando che, nonostante la maggiore lunghezza, alla fine "vince il pi\u00f9 forte", implicando che il tracciato sia equo e premi il merito sportivo.
Il dibattito sulla lunghezza e la complessit\u00e0 della pista sprint di Val di Fiemme evidenzia una spaccatura tra gli atleti: da un lato chi lamenta un eccessivo allontanamento dai canoni tradizionali delle gare sprint e chi, dall'altro, vede in queste sfide l'occasione per mettere alla prova e migliorare le proprie capacit\u00e0, esaltando il valore competitivo del percorso.