Quattro anni fa, il 27 gennaio 2022, il Cerro Torre è stato teatro di una giornata che ha mescolato trionfo e tragedia nel mondo dell'alpinismo. Due cordate, in un'impresa straordinaria, hanno aperto nuove vie su questa montagna imponente. Da un lato, Matteo Della Bordella, David Bacci e Luca De Zaiacomo (Giga) hanno completato "Brothers in Arms", un percorso di 1200 metri con difficoltà estreme su roccia e ghiaccio, dedicato a due alpinisti scomparsi. Dall'altro, Corrado "Korra" Pesce e Tomás Aguiló stavano aprendo la loro via. L'incontro tra i due gruppi, a quote elevate, ha portato a una decisione condivisa di procedere insieme. Purtroppo, la discesa si è rivelata fatale per Pesce, a causa di una scarica di ghiaccio e sassi che lo ha immobilizzato e poi portato alla morte, mentre Aguiló, seppur gravemente ferito, è riuscito a scendere e a dare l'allarme. Questa vicenda ha segnato profondamente la comunità alpinistica, evidenziando i pericoli intrinseci delle grandi montagne e la complessità delle operazioni di soccorso in ambienti estremi.
La Conquista e la Sventura sul Cerro Torre
Il 27 gennaio 2022, sul maestoso Cerro Torre, un'impresa alpinistica ha visto la contemporanea apertura di due nuove e impegnative vie. Matteo Della Bordella, David Bacci e Luca De Zaiacomo, noti come Giga, hanno portato a termine "Brothers in Arms", un percorso di 1200 metri caratterizzato da difficoltà tecniche elevate, sia su roccia che su ghiaccio. Questa via è stata dedicata alla memoria di Matteo Bernasconi e Matteo Pasquetto, compagni di montagna scomparsi. Parallelamente, Corrado "Korra" Pesce, guida alpina del Monte Bianco, insieme al suo compagno argentino Tomás Aguiló, stava tracciando un'altra nuova via. Le due cordate si sono incontrate nella parte alta della montagna e, dopo una breve riflessione, hanno deciso di proseguire insieme, unendo le forze per affrontare le sfide che il Cerro Torre presentava.
Durante la salita, i tre alpinisti lombardi hanno superato passaggi di estrema difficoltà, affrontando fessure ampie e un gigantesco arco rovesciato, testimonianza dell'abilità e del coraggio di Giga. L'incontro con Pesce e Aguiló ha portato a un cambiamento nei piani originali, con le due cordate che hanno deciso di procedere sulla stessa linea. Tuttavia, il cambiamento delle condizioni meteorologiche ha iniziato a preoccupare Della Bordella, che ha notato il distacco di pezzi di ghiaccio dalla parete. Questa osservazione si è rivelata un presagio della tragedia imminente. Nonostante le difficoltà, i cinque alpinisti hanno raggiunto la vetta, unendosi in un abbraccio sul vasto terrazzo di ghiaccio. La proposta di Korra di scendere insieme lungo la via appena percorsa, utilizzando gli ancoraggi attrezzati, è stata rifiutata dagli altri tre, che avevano pianificato una discesa più lunga e complessa lungo la Via del Compressore, una scelta che avrebbe avuto conseguenze drammatiche per Pesce e Aguiló.
La Discesa Fatale e i Soccorsi Eroici
Dopo aver celebrato la vetta, Matteo, Giga e David hanno deciso di seguire il loro piano originale, riposando in vetta e bivaccando prima di scendere lungo la Via del Compressore. Nel frattempo, Korra Pesce e Tomás Aguiló hanno iniziato la loro discesa al buio, utilizzando le calate preparate. La tragedia si è abbattuta su di loro durante la notte, mentre si riposavano su una cengia, colpiti da una violenta scarica di ghiaccio e sassi. L'impatto ha ferito entrambi, portando via attrezzature essenziali. Nonostante le ferite, Aguiló è riuscito a dare l'allarme tramite InReach e un segnale luminoso, incitato da Korra a cercare aiuto. Con gravi fratture e un pneumotorace, l'alpinista argentino ha iniziato una discesa lenta e dolorosa, con la speranza di salvare l'amico, pur sapendo che le probabilità erano minime.
Mentre Aguiló si faceva strada verso il basso, una squadra di soccorso internazionale si stava radunando sul ghiacciaio, guidata dal rinomato alpinista bavarese Thomas Huber. Matteo Della Bordella, nonostante la stanchezza di tre giorni sul Torre, si è unito ai soccorsi, risalendo la parete insieme allo svizzero Roger Schaeli e alla guida argentina Roberto Treu. Dopo ore di sforzi, Matteo ha ritrovato Tomás Aguiló, ferito ma vivo, che ha raccontato la tragica vicenda. Aguiló è stato calato e successivamente evacuato in elicottero. Le condizioni meteorologiche, con neve e vento forte, hanno impedito ai soccorritori di raggiungere Korra Pesce. Il 29 gennaio, un drone ha individuato il corpo senza vita dell'alpinista italiano. Per decisione della famiglia, e per evitare ulteriori rischi ai soccorritori, il corpo di Korra è stato lasciato sulla montagna. La comunità alpinistica ha ricordato Pesce come un eccezionale scalatore, autore di nuove ascensioni sulle Alpi e in Patagonia, e ha lanciato una sottoscrizione per sostenere la figlia.