L'autentica audacia non risiede nella distruzione delle convenzioni, ma nella loro adesione con una tale tenacia da esporne le vulnerabilità più celate. Solo coloro che perseguono la norma fino ai suoi limiti estremi riescono a generare una rivoluzione interna, come evidenziato dal filosofo Slavoj Žižek nel suo saggio In difesa delle cause perse.
Il Fascino della Doppia Identità: Moda Invernale 2025-26
Benvenuti nell'inverno 2025-26, dove l'ultima tendenza non è una borsa di marca, ma una "doppia vita impeccabile". Essere impeccabili è monotono, essere scandalosi è volgare, ma muoversi con agilità tra moralità esteriore e trasgressione pianificata, quella è vera arte. Jean-Paul Sartre percepiva l'eleganza come una dimensione teatrale, la "qualità del comportamento che trasforma la massima quantità di essere in apparire".
La moda attuale funge da palcoscenico per un "Sturm und Drang" passionale che si cela sotto la superficie. La tendenza dominante celebra la dualità, con un'eleganza formale che ammicca al proibito. Una moderna "Belle de Jour" si muove con disinvoltura nell'era di Tinder Premium e degli algoritmi predatori. Per coloro che non hanno familiarità con il Novecento, Bella di giorno è un film del 1967 diretto da Luis Buñuel. La protagonista, Séverine (Catherine Deneuve), una giovane borghese annoiata e apparentemente fredda, si concede un vizioso passatempo dopo aver scoperto una casa di appuntamenti. Il suo alter ego, Belle de Jour, trascorre i pomeriggi in un bordello parigino, dove le fantasie sadomaso vengono servite con il tè. Di giorno, una signora immacolata; di pomeriggio, una scorta esperta. Il suo guardaroba è firmato Yves Saint Laurent, con l'aggiunta di décolleté dorate di Roger Vivier, creando uno stile che la rende contemporaneamente fragile e audace. È questa ambiguità che pervade le passerelle immaginarie del 2025-26: uno chic super canonico, una maschera brillante che nasconde le passioni proibite.
Una situazione ambigua? Molte donne la vivono con serenità, e fanno bene: in quei momenti in cui mariti, colleghi o amici le osservano con sospetto, esse, con sorrisi da Madonne rinascimentali, fingono di non capire. Perché l'eleganza è anche questo: l'arte di far credere agli altri che siano loro a fraintendere. Infatti, il grigio perla di Max Mara quest'anno non è solo un colore, è un'arma. Se si indossa un completo di pelle da capo a piedi (grazie, Rick Owens), non si sta solo scegliendo uno stile, ma si emette un segnale. I tailleur sexy e severi di Emma Stone in Bugonia, l'ultimo film di Yorgos Lanthimos, vestono un personaggio tanto seducente quanto gelido e misterioso.
Oggi, la tendenza è indossare un abito da sposa bianco di Giambattista Valli con lingerie di pizzo nero sotto, una versione Haute Couture di Cime tempestose. Alessandro Michele per Valentino, in un effimero bagno pubblico rosso sangue, presenta tailleur eleganti bordati di pelliccia, ma per chi vuole osare, ci sono sempre Marine Serre e Duran Lantink. I corsetti non sono solo lingerie, ma dichiarazioni politiche; Rahul Mishra li ricopre di cristalli, Schiaparelli li scolpisce in pelle. Le cinture oversize (Dries Van Noten, Chloé) servono a mantenere le apparenze, mentre tutto il resto può crollare.
Le spalle larghe tornano a dominare: Balmain le scolpisce come armature, Stella McCartney le abbina a stivali di vernice nera. Sono un potere che non chiede permesso, evocando Joan Crawford negli Anni '40 o i power suit femminili di Succession. "Essere scandalose è volgare, essere a proprio agio tra moralità apparente e trasgressione programmatica è arte." Più esplicita è la lezione di Miuccia Prada per Miu Miu, che ci offre "un'eleganza del niente" intrisa di tradizione: nodi di perle, corsetti a punta, scarpe di vernice. Signore con tailleur rustici ma eleganti, calze sgualcite e stole di visone (falso, ovviamente, la vera borghesia sa valorizzare anche una pelliccia ecologica sotto il denim).
Abitini di raso, slip dress lunghi fino al polpaccio – ideali per ballare un tango sotto lampade di alabastro – e poi bizzarri reggiseni a proiettile, calzini spaiati e cardigan lavorati... La protagonista è la classica signora milanese fuori luogo e squilibrata, dalle buone intenzioni ma dai cattivi pensieri, che sbaglia a indossare i capi della zia Pina e trasforma ogni pezzo in una performance di finta ingenuità.
Oltre i confini nazionali, Tory Burch inaugura il suo "sportswear americano perverso". Qui la snob si prende gioco di sé stessa, deformando i classici con l'irriverenza di un'"enfant terrible" della Seventh Avenue. Le maniche terminano con tagli fantasiosi, gli abiti presentano ciondoli curiosi come piedini di coniglio e catene dorate che scintillano come feticci domestici, proprio come spille da balia giganti stringono la vita femminile con un gesto da regina delle posate.
Haider Ackermann, al suo debutto con Tom Ford, ha presentato in passerella fumose contraddizioni. Quando gli è stato chiesto cosa significasse sexy, ha evitato la parola, preferendo il termine "sensuale". Ma il suo è un sexy molto convincente, che non sfocia nel volgare, dove il rischio diventa evidente quando si disegnano abiti con spacchi e li si fa sfilare senza slip. Il suo è uno stile con un lato oscuro, in bilico tra gala americano e festa clandestina.
Del resto, il filosofo Eugen Fink, nel suo Fashion: Seductive Play, descrive la moda come un "gioco seduttivo" che intreccia estetica ed etica con il contesto contemporaneo. La sua tesi è chiara: la moda è prima di tutto un fenomeno sociale e culturale, un rito quotidiano che plasma il desiderio e la differenza umana. Anche il riformatore morale Bernard de Mandeville, con la sua celebre La favola delle api (1714), ci lancia, attraverso i secoli, uno spunto amaro. I vizi privati – ovvero vanità, lusso e lussuria – finiscono quasi necessariamente per generare benefici pubblici, cioè prosperità anche economica e coesione sociale. Insomma, la ricca signora che paga il suo peccato con provata discrezione fa girare l'economia delle colpe come un motore invisibile e, oltretutto, ci tiene in buona salute anche finanziaria. È questa la nuova frontiera della seduzione, mostrarsi al mondo in modo impeccabile, pur sapendo di infrangere, silenziosamente, i dettami "giusti" della classe agiata.
Questa tendenza alla "doppia vita" nella moda non è solo un capriccio stilistico, ma una riflessione profonda sulla complessità della condizione umana, dove le apparenze e le realtà si scontrano e si fondono. I designer non si limitano a creare abiti; essi plasmano narrazioni, invitando chi li indossa a partecipare a un gioco di seduzione intellettuale ed estetica. È un richiamo a osare, non con la provocazione sfacciata, ma con la sottile ambiguità che rende ogni sguardo, ogni gesto, una dichiarazione. La moda diventa così uno specchio della società, riflettendo il desiderio di esprimere un'individualità ricca di sfumature, sfidando le categorizzazioni e celebrando la libertà di essere, o apparire, ciò che si vuole.
Con un sorriso complice, sappiamo che sotto ogni indumento si nascondono desiderio, vanità e ribellione, trasformandosi in virtù o vizi. Ma, in fondo, importa davvero se nessuno si fa male?