Al MuSA di Salò ha preso il via una straordinaria esposizione fotografica intitolata “The Last Days – Il ghiacciaio dell’Adamello nelle fotografie di Michele Gusmeri”. Questa iniziativa artistica e documentaristica offre al pubblico una serie di trentatré immagini catturate dall'obiettivo di Michele Gusmeri. Le opere ritraggono il progressivo ritiro del più imponente accumulo di ghiaccio delle Alpi italiane, evidenziandone al contempo la transitoria magnificenza. Attraverso un impattante racconto visivo, la mostra sottolinea l'importanza cruciale della sfida ambientale attuale, offrendo un ritratto toccante del ghiacciaio in un momento che ne segna gli ultimi istanti.
Il progetto fotografico di Gusmeri rappresenta un invito alla riflessione sull'incalzante ritmo del cambiamento climatico, immortalando la fragile bellezza del ghiacciaio dell'Adamello prima che scompaia del tutto. L'esposizione non è solo un monito visivo, ma anche un'opportunità per il pubblico di connettersi emotivamente con il destino di queste immense masse di ghiaccio, custodi di riserve idriche vitali e testimoni silenziosi del riscaldamento globale. La mostra, quindi, va oltre la semplice documentazione, trasformandosi in un'esperienza che stimola la consapevolezza e l'impegno verso la conservazione ambientale per le generazioni future.
Il Racconto Visivo dell'Adamello
La mostra fotografica al MuSA di Salò, denominata “The Last Days – Il ghiacciaio dell’Adamello nelle fotografie di Michele Gusmeri”, è un tributo visivo e un monito sulla condizione attuale del più grande ghiacciaio italiano. Attraverso trentatré scatti d'autore, Michele Gusmeri cattura la maestosità e, al tempo stesso, la vulnerabilità di questo gigante di ghiaccio, la cui esistenza è minacciata dai cambiamenti climatici. Le immagini non si limitano a documentare la regressione del ghiacciaio, ma ne esaltano la bellezza effimera, invitando il visitatore a una profonda riflessione sulla rapidità delle trasformazioni ambientali e sull'urgenza di agire per preservare questi ecosistemi unici. L'esposizione si propone di sensibilizzare il pubblico sulla necessità di proteggere le regioni di alta quota, serbatoi essenziali di risorse idriche per il nostro pianeta.
Il percorso espositivo offre una visione autentica e cruda dell'Adamello, presentandone le ferite causate dallo scioglimento e i segni inequivocabili di un lento ma inesorabile declino. Ogni fotografia è un frammento di un racconto più ampio, quello di un ambiente in agonia che lotta per la propria sopravvivenza. La scelta di Gusmeri di utilizzare tecniche fotografiche analogiche di grande formato, con lenti storiche, aggiunge un ulteriore strato di significato all'opera, contrapponendo la lentezza e la meticolosità del processo artistico alla velocità del degrado naturale. Questo approccio non solo conferisce alle immagini una qualità pittorica e senza tempo, ma rafforza il messaggio sull'importanza di fermarsi, osservare e comprendere la portata dei fenomeni in atto. La mostra diventa così un dialogo tra passato, presente e futuro, in cui l'arte si fa portavoce di una causa ambientale pressante.
L'Arte e la Tecnica Dietro le Immagini del Ghiacciaio
Il progetto di Michele Gusmeri si distingue per l'impiego di una tecnica fotografica audace e anticonvenzionale: il grande formato analogico 8x10”. Questa scelta, quasi provocatoria nell'era digitale dei social media, permette di catturare l'essenza del ghiacciaio dell'Adamello con una profondità e una qualità visiva uniche. L'uso di antiche lenti risalenti alla metà dell'Ottocento non è solo una scelta stilistica, ma un modo per sottolineare la continuità tra la storia della fotografia e la storia geologica, evidenziando come strumenti del passato possano documentare l'urgente attualità. Il processo, che prevede l'esposizione di negativi su carta direttamente sul ghiacciaio e lo sviluppo in loco, trasforma ogni scatto in un'esperienza immersiva, restituendo immagini con una resa pittorica e inconfondibile, tipica delle lenti da ritratto del XIX secolo. Questa metodologia non solo crea opere d'arte di rara bellezza, ma enfatizza il legame profondo tra l'artista, il soggetto e l'ambiente, rendendo tangibile la drammatica trasformazione del paesaggio alpino.
La complessità della tecnica adottata da Gusmeri è affascinante: ha utilizzato una fotocamera analogica 8x10”, esponendo negativi su carta attraverso lenti storiche, come un obiettivo Auzoux & Français Petzval del 1863. Questa scelta non solo conferisce alle immagini un carattere distintivo, quasi pittorico, ma implica anche un'enorme dedizione logistica. L'intera attrezzatura per lo sviluppo chimico – bacinelle, reagenti, tank, pinze, luci rosse, acqua e persino una tenda-camera oscura portatile – è stata trasportata e utilizzata direttamente sull'Adamello. Dopo l'acquisizione digitale dei negativi cartacei, le stampe finali sono state realizzate in grande formato con la tecnica Fine Art ai pigmenti su carta di cotone metallizzata di qualità museale. La mostra è arricchita anche da un cortometraggio, realizzato dai registi Matteo Sandrini e Paolo Guarneri, che documenta le varie fasi della spedizione fotografica. L'esposizione, supportata dal CAI Brescia, sarà visitabile fino al 12 aprile, offrendo un'occasione unica per ammirare un progetto che coniuga arte, scienza e sensibilizzazione ambientale. Maggiori dettagli sono disponibili sul sito del MuS