In un'impresa che ha richiesto tre giorni di tenacia e abilità, Mirco Grasso e Alessandro Baù hanno portato a termine la traversata invernale integrale delle Tre Cime di Lavaredo. Questa eccezionale "passeggiata tra amici", come l'hanno modestamente definita, ha segnato un capitolo importante nell'alpinismo dolomitico, combinando esperienza, audacia e una profonda conoscenza delle vette in condizioni estreme. La loro avventura non solo ha realizzato un sogno personale a lungo coltivato da Grasso, ma ha anche dimostrato come la preparazione e la sinergia tra compagni possano superare le sfide più ardue della montagna.
L'idea di questa traversata ha radici profonde, risalendo a quando Grasso rimase affascinato dalle imprese di concatenamento di vette, in particolare dopo la traversata del Fitz Roy nel 2014. Quel periodo accese in lui il desiderio di replicare una sfida simile sulle iconiche Tre Cime di Lavaredo. Inizialmente, il suo pensiero era rivolto a un'impresa estiva, poiché l'inverno gli appariva troppo proibitivo. Tuttavia, l'impressionante traversata invernale delle cinque cime principali, compiuta in meno di 24 ore nel 2017 da Simon Gietl e Michi Wohlleben, lo aveva momentaneamente demotivato, facendogli credere che il suo sogno fosse già stato superato o fosse irrealizzabile.
Il progetto ha ripreso vigore nell'estate del 2024, quando due alpinisti tedeschi hanno completato la prima traversata integrale dell'intera cresta delle Tre Cime, partendo da cime più orientali rispetto all'itinerario del 2017. Questo evento ha riacceso la scintilla in Grasso, che ha colto l'opportunità per trasformare il suo sogno in una realtà invernale. Il momento propizio si è presentato quasi al termine della stagione fredda di quest'anno, dopo il suo ritorno dalla Patagonia, dove aveva aperto una nuova via nella valle di Cochamó. Proponendo l'idea ad Alessandro Baù, i due si sono ritrovati al Lago Antorno pochi giorni dopo, pronti a iniziare la loro ascesa verso il Rifugio Auronzo, il punto di partenza della loro straordinaria avventura.
La spedizione di tre giorni nel cuore del "labirinto" delle Tre Cime ha rivelato che, nonostante l'esperienza consolidata sulle pareti, non tutti i dettagli del complesso montuoso erano conosciuti. Gli alpinisti hanno dedicato tempo prezioso allo studio delle sezioni meno esplorate, consultando guide specifiche, in particolare quelle che si concentrano sulle cime minori, spesso trascurate durante le scalate estive. La preparazione meticolosa è stata fondamentale, con zaini carichi di attrezzatura essenziale, inclusi chiodi, materiale per calate e provviste per la durata dell'impresa.
Lasciando il sentiero più battuto, Grasso e Baù hanno iniziato la vera traversata, mantenendo la massima concentrazione mentre seguivano la linea naturale dello skyline, con deviazioni necessarie per raggiungere la vetta di ogni singola torre. La maggior parte dell'arrampicata è stata eseguita con gli scarponi, fatta eccezione per passaggi iconici come la fessura Dülfer sulla Cima Grande, dove l'uso di tecniche più specializzate è stato indispensabile. Sorprendentemente, i due hanno scoperto linee a spit preesistenti, di cui ignoravano l'esistenza, che si allineavano perfettamente al loro percorso desiderato, fornendo un aiuto prezioso sia dal punto di vista tecnico che psicologico. Questa scoperta ha permesso loro di completare l'ascesa senza dover lasciare alcun chiodo o cordino, sfruttando al meglio le risorse già presenti.
Durante la traversata, Grasso e Baù hanno trascorso due notti in quota: la prima sulla cengia circolare della Cima Ovest e la seconda sulla sella tra la Cima Piccola e l'Anticima della Cima Piccola. Nel primo pomeriggio del terzo giorno, erano già di ritorno al Rifugio Auronzo, completando la loro impresa. Grasso ha sottolineato che, dal punto di vista tecnico, l'arrampicata non presentava difficoltà estreme; la vera sfida risiedeva nel mantenere un buon margine di sicurezza per scalare velocemente, a volte slegati, con l'ingombro degli zaini, gli scarponi e i guanti, affrontando gradi "accessibili" ma che non ammettevano errori. Questo viaggio ha offerto un'opportunità unica di esplorare ogni angolo delle Tre Cime, consolidando un'esperienza che merita sicuramente di essere replicata in futuro, lasciando un segno nel cuore di chiunque ami la montagna.